Bruxelles (eu24news.eu) – Ci sono momenti in cui le piazze raccontano più della politica ed è quello che succedendo, in questi giorni, in queste ore, in Francia e in Spagna. In Francia migliaia di studenti, insegnanti e genitori protestano contro una scuola che denunciano sempre più fragile tra strutture degradate, classi affollate e carenza di docenti. Una protesta cresciuta fino a diventare una delle più affollate e dure degli ultimi decenni. In Spagna, invece, sono state le case a portare decine di migliaia di persone in strada. Lo scorso 3 ottobre circa 70 mila manifestanti hanno protestato a Madrid, insieme a decine di altre città, chiedendo risposte alla crisi abitativa. E oggi la casa è diventata anche il cuore della nuova partita politica spagnola dopo che il presidente, Sánchez, ha sciolto le Cortes e convocato elezioni politiche anticipate per il prossimo 29 novembre.
Due Paesi, due proteste diverse, ma un punto in comune: il futuro. Una scuola che non funziona e una casa che non ci si può permettere, due facce della stessa inquietudine di una generazione che chiede alla politica di poter costruire la propria vita. Una questione, dunque, che diventa europea perché non riguarda soltanto Parigi o Madrid. La stessa difficoltà di accesso alla casa, soprattutto per i giovani, attraversa molti Paesi dell’Unione. Non a caso la Commissione europea ha inserito per la prima volta la casa tra i temi specifici del semestre europeo 2026 indicando l’accessibilità, l’offerta e l’edilizia sociale come priorità.
Un’Europa che parla di competitività, crescita, innovazione e transizione digitale, ma c’è una domanda che non si può più rimandare: a che Europa stiamo lavorando se una parte crescente dei suoi giovani non riesce a permettersi una casa, una formazione di qualità o semplicemente un progetto di vita? La protesta non va nè idealizzata nè strumentalizzata e sicuramente la violenza non è mai la risposta giusta, ma nemmeno si può liquidare una protesta così massiccia come un problema di ordine pubblico perché quando una, o addirittura due generazioni, scendono in piazza la politica dovrebbe prima di tutto chiedersi il perché. Francia e Spagna stanno mandando un messaggio chiaro e l’Europa, questa volta, dovrebbe avere il coraggio di ascoltare.
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